Il libraio di Meladoro, Aldo Coloprisco, Laruffa editore, 2014

Il libraio di Meladoro, Aldo Coloprisco - copertina

La lettura dei libri consente di gettare un ponte tra presente e passato, di instaurare un dialogo  con gli  spiriti  migliori  dei  secoli  andati,  di  ascoltare  –  a  un  prezzo  irrisorio  –  lezioni  uniche   e fondamentali per lo sviluppo dell’umanità. Giovanni Florio, il libraio di Meladoro, protagonista del  romanzo tutto questo lo sa bene. Sa che in un paese come Meladoro/Sant’Eufemia d’Aspromonte, negli anni Sessanta del secolo scorso, sono in pochissimi a leggere e sa che la sua è una missione quasi impossibile. La strada che conduce al progresso culturale di una piccola comunità passa pertanto dalla testimonianza dell’amore verso i libri e la lettura, che va promossa a maggior ragione dopo avere letto sgomenti le attuali statistiche. Il libraio di Meladoro, però, contiene pagine durissime, sorprendentemente violente contro la ‘ndrangheta. Tuttavia, si conclude con un messaggio di speranza. I ragazzi scendono per strada per manifestare il proprio dissenso rispetto alle dinamiche distorte della malavita e si schierano dalla parte di Florio, dalla parte del bene e contro il male, anche se il protagonista sa perfettamente che una rivoluzione non si improvvisa, ma è l’esito finale di un processo lento, che ha i suoi tempi e che  richiede  il  coinvolgimento  delle   agenzie  educative  presenti  sul  territorio :  chiesa,  scuola, associazioni culturali, famiglie. I giovani  d i Meladoro  ricordano  gli  studenti  che  nella  scena finale del film “L’attimo fuggente” salgono sui banchi in segno di ribellione e per dimostrare di avere recepito la lezione del professore John  Keating: quelli  saltano  sui  banchi,  questi  danno  vita a  una manifestazione antimafia. Una reazione dirompente nella sua spontaneità e  un  messaggio di  speranza  da  condividere e rivolgere alle giovani generazioni di oggi e di domani.

 

 

Aldo Coloprisco - foto

Aldo Coloprisco nasce a S. Procopio (RC) il 5 ottobre 1942. Per molti anni vive e opera a S. Eufemia d’Aspromonte come insegnante di materie letterarie nella locale scuola media, profondendo grande impegno nelle attività teatrali all’interno della scuola e fuori fino al 1996, quando si trasferisce a Roma, al Liceo Scientifico “Francesco D’Assisi”, dove insegna italiano e latino e si occupa del laboratorio teatrale.

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