Essere vivi, Cristina Comencini, Einaudi, 2016

Essere vivi davvero, è un’arte che s’impara col tempo. Servono anni e distacchi, intuizioni e delusioni, per capire che non si può creare senza distruggere, e che la felicità senza il suo opposto è una bugia. Un romanzo palpitante, dalla forza irresistibile.

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La vita di Caterina è scandita in due tempi, ben separati tra loro. Nel primo c’è una bambina che insegue una fila di formiche, un cane che guaisce oltre la porta, i rami di un melo, sei anni d’infanzia muta cancellati dal fuoco. Nel secondo ci sono un lavoro, un marito, due figli. C’è la donna che Caterina è diventata, dopo aver imparato faticosamente i passi e le parole. Tutto ciò che sta in mezzo è merito di una straordinaria madre adottiva, la donna vitale e insaziabile il cui corpo giace oggi in una stanza d’albergo, accanto a quello del suo uomo. Ed è proprio qui che Caterina si ritrova insieme a Daniele, il figlio di lui, per cercare di ricostruire il corso degli eventi. È in questo pugno di giorni che la sua vita per la prima volta le si rivela intera. Daniele ha un’allegria forsennata, un’energia che rompe il guscio delle cose, e Caterina una capacità strana, la facoltà visionaria d’indovinare gli sconosciuti. La morte dei loro genitori è l’unica cosa che hanno in comune, ma la libertà disperata di quei pochi giorni insieme insegnerà a entrambi un modo nuovo di stare al mondo. «Tutto è iniziato in quella vacanza, quando io ho scelto di abitare il tuo mondo e tu di lasciarlo. Non importa se ci sono voluti anni, era già tutto lì. Avremmo dovuto buttare giù il muro che ci divideva solo apparentemente, come ora, in questa stanza, perché in realtà avevamo la stessa morte nel cuore».

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«La gioia nel posto sbagliato: uno stato del corpo, forse è questo essere vivi».

Cristina Comencini

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Non è condizione molto diffusa quella di possedere un forte talento di narrazione per immagini e un altro, ugualmente spiccato, per quella con le parole. Cristina Comencini ha questo doppio dono – per giunta sostenuto da una coscienza civile forte e propositiva – che da regista dispensa in film intensi, simili a complesse ricerche interiori, da scrittrice in romanzi dalla scrittura nitidissima capaci di penetrare le zone in ombra della natura umana.

Titti Marrone, «Il Mattino» del 4 maggio 2016

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Essere vivi è il titolo del nuovo romanzo di Cristina Comencini ed è anche il sentimento e la forza di questa storia. E’ la vertigine provata durante l’infanzia e poi sepolta sotto la corsa a diventare chi siamo: sentirsi vivi senza dover fare qualcosa, senza doversi riempire di persone, doveri, dedizione, essere felici di stare al mondo per quell’energia interiore che si sposa con il cielo, gli alberi, gli animali, e non ha bisogno di dimostrazione di sé, perché è uno stato dei sensi.

Annalena Benini, «IO donna» del 16 aprile 2016

Cristina Comencini

Cristina Comencini (Roma8 maggio 1956), figlia del regista  Luigi Comencini  e della principessa Giulia Grifeo  di  Partanna, nel  1978 si laurea in economia e commercio, ma è il mondo cinematografico quello che in realtà la attrae e in cui il padre l’ha già introdotta da anni. Gli esordi sono, infatti, in alcune produzioni televisive da lui dirette e in cui Cristina appare in qualità di co-sceneggiatrice del padre: Il matrimonio di Caterina (1982), lo sceneggiato televisivo Cuore (1984) e il film La Storia (1986), nonché  Quattro storie di donne  (1986). Il suo debutto alla regia è del 1988 con il film Zoo cui seguono, dopo la sceneggiatura di Buon Natale… buon anno (1989), le regie di I divertimenti della vita privataLa fine è nota (dal romanzo di Geoffrey Holliday Hall), Va’ dove ti porta il cuore (dal best seller di Susanna TamaroGlobo d’oro  e  Nastro d’argento  all’attrice  Virna  Lisi), Il  più bel giorno della mia vita e La bestia nel cuore, nominato ai Premi Oscar 2006 nella categoria “Miglior film straniero.

La Comencini è anche scrittrice di romanzi; sono da ricordare: Le pagine strappate, tradotto in Francia (Premio Air Inter, 1995), Passione di famiglia (Premio Rapallo Opera Prima, 1992)Il cappotto del turco (Premio Nazionale Alghero Donna di Letteratura e Giornalismo, 1997, nella sezione “Narrativa”), Matrioska (2002), finalista al Premio letterario Chianti nel 2003, La bestia nel cuore (2004), L’illusione del bene, finalista al premio letterario Premio Bergamo nel 2008. Negli ultimi anni si è avvicinata alla scrittura di testi teatrali: La traviata (2000), Due partite, commedia in due atti, messa in scena nel 2006 al Teatro Valle di Roma e poi ripresa con successo in tutta Italia. Dalla versione teatrale è stato anche ricavato l’omonimo film uscito nel 2009. Un’altra sua opera teatrale è Est-Ovest (2009). Del 2013 è La Scena, spettacolo teatrale che vede protagonista il trio Angela FinocchiaroMaria Amelia Monti e Stefano Annoni.

 

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