Ti ho vista che ridevi, Lou Palanca, Rubbettino, 2015

 

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Negli anni ‘60 un’emigrazione individuale femminile raggiunge dal Sud il territorio delle Langhe, che le contadine stanno abbandonando per trovare la propria emancipazione nelle città. È un’emigrazione matrimoniale, che porta le “calabrotte” all’impatto con una lingua e un sistema di relazioni sociali differenti da quelli dei paesi d’origine. Ti ho vista che ridevi racconta una di queste storie. Dora è costretta ad emigrare da Riace per sposare un contadino delle Langhe e lascia alle cure della sorella il figlio che non doveva nascere. Quando scoprirà la verità, Luigi si metterà alla ricerca delle origini, della propria madre, dell’autenticità della propria biografia. Sarà un bacialé, un ruffiano che combinava questi matrimoni, il mediatore narrativo tra le pagine calabresi e i capitoli ambientati in Piemonte, dove Luigi cerca la propria madre naturale e incrocia una catena di figure femminili che da Dora conduce alla figlia, alla nipote militante No Tav e quindi ad una profuga siriana. Un romanzo corale, nel quale ciascun personaggio attraversa la propria solitudine scoprendo il senso della sua vicenda nella relazione con l’altro. Come scrive Carlo Petrini nella Prefazione: sono sempre gli altri che ci salvano.

Lou Palanca è il nome di un collettivo di penne che raccontano, intrecciano e fanno decantare tante vicende, incarnando la voce dei tanti spesso dimenticati da una cultura distratta e privata delle sue vitali radici. Un gruppo aperto, che si fa comunità, con alle spalle già anni di esperienza in cui scrivere è importante quanto essere parte di un progetto, contribuire alla sua diffusione. Diverse sensibilità per un racconto dalle mille sfumature. … le trame muovono i passi da misteri e pagine di storia più o meno note. È il modo attraverso il quale Lou Palanca appassiona il lettore compiendo il miracolo di corroborare la sua identità di testimone del tempo e della Storia, alimentando quel desiderio di restare lì ad ascoltare e di interpretare il futuro, attraverso uno sguardo corale dentro il presente. «La Storia – spiega Lou Palanca – è la miniera nella quale ritroviamo i frammenti delle nostre storie e quei contesti da indagare di cui la scrittura collettiva ha probabilmente più bisogno rispetto a quella singola».

                                                                            Redazione Corriere della Calabria

 

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