Gratteri: “Stiamo solo pareggiando la partita”

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Subito dopo una parentesi musicale del pianista Dario La Torre, il palco, la cui coreografia è stata curata da Mobili 2 Emme Arredamenti di San Calogero di Vibo Valentia, ha ospitato il procuratore Nicola Gratteri.
Immancabile la domanda sullo scioglimento del Comune di Tropea per infiltrazioni mafiose. “Di solito un magistrato non commenta mai – ha esordito Gratteri – il lavoro di un collega, ma è ovvio che quando si preparano le liste nei paesi piccoli, chi le compone sa chi sceglie. Le liste vengono fatte in base al numero delle parentele. Non voglio riferirmi allo scioglimento del Comune di Tropea, ma è questo quello che accade in genere. I patti col diavolo, i politici, i candidati, sia ai Comuni, sia alle Regionali e alle Politiche, si fanno nelle ultime 48 ore, quando al candidato viene l’ansia di non essere votato. E i patti col diavolo non si sciolgono mai, quindi bisogna non farsi prender l’ansia di non essere eletti, ma la volta successiva bisogna farsi trovare preparati”.
“Sapete perché non cambia nulla? – ha proseguito Gratteri – Perché con lo scioglimento si mandano a casa gli amministratori, ma non i quadri, spesso risultato di quella maggioranza politica. Spesso il responsabile di un settore, che è la cinghia di trasmissione, il collettore tra lo ‘ndranghetista e l’amministrazione. Non penso a Tropea, ma faccio un discorso che ho sempre fatto: non cambia nulla perché all’interno del Comune il cavallo di Troia resta sempre. Andrebbe rivista la norma in modo che possano essere rimossi anche i funzionari comunali. C’è chi vorrebbe cacciare solo il candidato che ha avuto rapporti con la ‘ndrangheta. Ma è troppo facile, perché senza i suoi voti non ci sarebbe stato il sindaco. Io proporrei di eliminare tutti i soggetti border line”.
“Molte volte si rischia di morire per due motivi: o perché uno gioca con due mazzi di carte, e avviene spesso, o sostanzialmente perché uno è un integralista che attacca intere organizzazioni, un soggetto che contrasta le mafie ad ogni livello senza ‘se’ e senza ‘ma’. Tutti gli attentati fatti non sono attentati fatti a soggetti che sono contro la mafia”.
A che punto siamo? Ha chiesto Michele Cucuzza.
“Io dico – ha risposto Gratteri -, dal mio punto di vista, che stiamo pareggiando la partita, non stiamo vincendo. Noi non dobbiamo misurare i successi dello Stato dal numero degli arrestati. Spesso indagini mediocri vengono veicolate come grandi risultati e spesso i giornalisti non hanno il tempo di fare inchiesta, di fare le loro indagini e questo avviene perché non ci sono soldi, ci sono giornalisti che scrivono gratis o ricevono 10 o 20 euro per un articolo e questo si chiama schiavismo, ma l’amore dei ragazzi per il giornalismo li porta a subire queste vessazioni. Quindi, spesso, non c’è una corretta informazione e si diventa megafoni del giudice Gratteri o di quella forza dell’ordine, spesso si fanno le squadre, con chi sta da un lato e chi sta dall’altro”.
Un altro motivo per cui la stampa non riesce a fare il suo lavoro, per Gratteri, è dovuto al fatto che spesso la gente non legge e quindi non si rende conto di ciò che viene veicolato. Come venirne fuori?
Per Gratteri serve una ricetta di breve periodo, i cui risultati non vedremo prima di 4 o 5 anni, con tante modifiche ai codici affinché si crei un sistema tale che non diventi conveniente delinquere. Gratteri ha ricordato le sue nomine, prima con Letta per uno studio sulle mafie e poi con Renzi, al quale ha chiesto di avere carta bianca sulla scelta dei componenti della Commissione.
“Ho scelto gente libera, fuori da centri di potere – ha spiegato -. In questa Commissione ho detto che noi dobbiamo applicare l’informatica, per abbattere una serie di problematiche, e poi ho detto che dobbiamo pensare a un diverso sistema carcerario: non più inutili contenitori, ma qualcosa come i centri per i tossicodipendenti, dove si lavora fisicamente per una serie di ore e poi si fa psicoterapia. Il detenuto dovrebbe avere lo stesso percorso, duro e che dura quattro o cinque anni”.
Di tutto il lavoro che la Commissione sta portando avanti, tuttavia, Gratteri ha spiegato che forse passerà solo il lavoro sul processo a distanza.
“Se noi diciamo che tutto è ‘ndrangheta – ha proseguito – la definiamo come onnipotente. Le mafie esistono perché noi le diamo consenso. La ‘ndrangheta non muore perché si nutre del nostro consenso e cammina e avanza con la società. Il vero ‘ndranghetista non è quello che spaccia cocaina, ma è quello che amministra, che fa le scelte per voi. Qualcuno mi chiede se si può fare qualcosa, e io dico: al bar fate finta che non esistano, oppure prendete il caffè con vostra moglie, che di sicuro lo fa più buono!”.
Sulla legalizzazione delle droghe leggere, Gratteri ha detto di non voler fare invasione di campo, ma ha anche riconosciuto di aver sequestrato tantissime tonnellate di cocaina, girando tutti i paesi del mondo in cui c’entra la ‘ndrangheta. “C’è gente che parla senza aver mai fatto un’indagine di droga. Se parliamo dal punto di vista medico, dobbiamo dire che con la marjuana, la corteccia celebrale da 6 millimetri passa a 2, con l’effetto della perdita della memoria. L’uso sistematico di droghe leggere incide sulla crescita del cervello. Ho sentito dire in questi giorni che bisogna legalizzare le droghe leggere per impoverire le mafie: è una sciocchezza, perché su 100 tossicodipendenti solo il 5% usa droghe leggere e di questo solo il 25% è maggiorenne”.
Gratteri ha poi fatto una serie di calcoli, dimostrando che per via del divario di costo tra droghe leggere e droghe come la cocaina, la legalizzazione delle prime non rappresenterebbe un danno per le mafie.
“Legalizziamo piuttosto la cocaina – ha detto provocatoriamente -, se noi vogliamo provocare un mancato guadagno alle mafie!”.
Gratteri ha poi presentato vari esempi pratici, ampliando la sua analisi a livello internazionale e alle varie tipologie di droghe, raccogliendo una serie infinita di applausi dal pubblico del Tropea, per poi concludere dicendo: “Dateci gli strumenti, la ricetta c’è”. Gratteri è infine uscito tra gli applausi del pubblico, sulle note di violino del virtuoso Antonio Pontoriero.

Accorinti: “Cristina Comencini non può essere con noi”

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La decima edizione del Premio Tropea si apre con l’ingresso sul palco del presidente dell’Accademia degli Affaticati Michele Accorinti, accolto dai giornalisti Michele Cucuzza e Livia Blasi, in un’atmosfera che solo il centro storico di Tropea sa regalare.
“Un traguardo molto importante – ha esordito Accorinti alla nutrita platea -, quello dei dieci anni, grazie anche ai nostri partner. Un ringraziamento particolare a Nicola Gratteri, che ci onora della sua presenza”.
Dopo aver presentato i libri in concorso, Accorinti ha annunciato però l’assenza di Cristina Comencini, una dei tre autori in lizza per il Tropea, della quale il presidente degli Affaticati ha letto un messaggio con il quale l’autrice, a causa di problemi familiari, ha dovuto annullare tutti i suoi impegni per questo periodo. Accorinti, infine, ha spiegato che durante queste prime dieci edizioni del Premio, l’Accademia ha distribuito oltre 12mila ebook e libri a oltre 4mila tra giurati e sindaci della Calabria. Una parentesi molto importante per gli “Accademici” è stata poi dedicata ai due soci Lino Daniele e Pasquale D’Agostino. Ai due soci scomparsi è stato tributato un lungo applauso da parte del pubblico.

Intervista a Gilberto Floriani

Direttore del Sistema Bibliotecario Vibonese

DI DARIO GODANO
In attesa che stasera abbia inizio la fase conclusiva del Premio Tropea, con le due serate finali alle quali prenderanno parte i tre autori dei libri finalisti, abbiamo intervistato Gilberto Floriani, direttore del Sistema Bibliotecario Vibonese e deus ex machina del Tropea Festival “Leggere&Scrivere”, che nelle passate edizioni è stato anche un felice contenitore del “Tropea”.

Nelle recenti edizioni del Premio Tropea nella terna finalista si è constatata una ‘bibliodiversità’, con la presenza anche quest’anno di case editrici indipendenti come la Rubbettino e Voland. Come valuta questa varietà?

Il premio Tropea ha sempre cercato di selezionare e di premiare buoni libri a prescindere da ragionamenti editoriali. La sua finalità era ed è rimasta quella della promozione della lettura, l’indipendenza dai giochi editoriali è sempre stata un suo punto di forza. Forse questi anni di crisi spingono la grande editoria a essere più conservatrice di quanto non sia normalmente, mentre le piccole case editrici, specie per quanto riguarda la narrativa, per ragioni economiche, vanno maggiormente alla ricerca di nuovi autori sperando nel colpo grosso.

Quanto servono i premi letterari per diffondere la lettura? Sono iniziative volte più alla promozione delle opere degli autori partecipanti o più incentrate a sensibilizzare il pubblico verso la lettura?
Una domanda complessa che non ha mai trovato una risposta esauriente, è questione di punti di vista. Il mercato dei lettori in Italia è piuttosto rigido, si legge poco, le statistiche indicano una tendenza alla diminuzione dei lettori piuttosto che a un aumento, specie nel Sud e particolarmente in Calabria. Tranne alcune eccezioni: Campiello, Strega, ecc. non mi pare che vincere un premio letterario comporti per le case editrici un sostanziale aumento delle vendite. Credo, come sosteneva anche Paolo Di Stefano su La Lettura del Corriere della Sera, che sia più efficace per la promozione della lettura una buona biblioteca pubblica – centro culturale capace di svolgere un lavoro continuo, in collegamento con la scuola e le famiglie. Lo dimostrano esperienze italiane e internazionali. Trovo disdicevole che un comune senza biblioteca spenda denaro pubblico per un premio letterario rubricandolo alla voce “Cultura” quando invece in genere i premi sono forme di promozione turistica.

Un esempio concreto di partecipazione giovanile verso la promozione della lettura lo si ravvisa a Rimini con Mare di Libri – Festival dei ragazzi che leggono, organizzato da giovani lettori dagli 11 ai 18 anni. Come valuta la presenza di molti ragazzi nella giuria del Premio Tropea?
Se effettivamente questi giovani leggono i libri è qualcosa di molto positivo. La mia impressione però è che in Calabria a leggere siano soltanto i ragazzi che provengono da famiglie di genitori che leggono, che possiedono libri in casa. Vi è insomma un classismo anche nella lettura.

Nella fascia costiera che comprende i comuni marittimi della provincia di Vibo Valentia definita “Costa degli Dei”, da Nicotera a Pizzo Calabro, l’unica libreria presente e operativa la riscontriamo solo a Tropea. In una zona che dovrebbe rappresentare il fulcro del turismo calabrese, non solo balneare, ma anche culturale. Il triste dato sopra delineato dovrebbe indurre alcune riflessioni. Qual è la sua in merito?
In effetti, l’unica vera libreria esistente nel tratto costiero Costa degli Dei, meta in estate di tanti turisti, è la libreria Pensiero Meridiano di Tropea, che mi pare più il frutto della passione della giovane libraria, che ha maturato tante belle esperienze altrove, che di altro. Anche in questo caso, pur consapevoli delle ristrettezze del mercato librario, e che vendere libri cioè cultura non è come vendere generi alimentari, lo stato e i comuni, dovrebbero trovare forme per sostenere queste iniziative.

Quali suggerimenti, qualora lo ritenesse opportuno, rivolgerebbe agli organizzatori del Premio Tropea?
Di non esaurire tutto in due tre giornate, ma di invitare gli autori a Tropea e nel territorio anche nel resto dell’anno, di farli entrare nelle scuole per la presentazione dei loro libri e per lo svolgimento di laboratori e corsi di lettura.